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VAJONT 50° ANNIVERSARIO

Mercoledì 9 ottobre 2013, ore 21:00

VAJONT 50° ANNIVERSARIO

La Sala della Comunità in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura di Brendola e la Pro Loco di Brendola

presentano:

VAJONT 50° ANNIVERSARIO

Una catastrofe immane, un olocausto umano

 

Alle ore 22.39 del 9 ottobre 1963, una frana si staccò dalle pendici settentrionali del monte Toc precipitando nel bacino della diga del Vajont. Una massa di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e detriti distribuiti su un fronte di quasi 3 km di terra, campi ed abitazioni si riverso nel lago artificiale generando con una nuvola bianca, un boato impressionante e una gran scossa di terremoto. Il lago sembrò sparire ed una massa d'acqua dinamica alta più di 100 metri, contenente massi dal peso di diverse tonnellate si divise in due ondate.

La prima, a monte, fu spinta ad est verso il centro della vallata del Vajont che in quel punto si allarga e spazzò via le frazioni di Erto lungo le rive del lago, quali Frasègn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino.

La seconda ondata si riversò verso valle superando lo sbarramento artificiale, innalzandosi sopra di esso fino ad investire le case più basse del paese di Casso e, con più di 50 milioni di metri cubi, nella stretta gola del Vajont guadagno velocità ed energia.

Allo sbocco della valle l'onda era alta 70 metri e produsse un vento sempre più intenso, che portava con se, in leggera sospensione, una nuvola nebulizzata di goccioline. Tra un crescendo di rumori e sensazioni che diventavano certezze terribili, le persone si resero conto di ciò che stava per accadere, ma non poterono più scappare. Il greto del Piave fu raschiato dall'onda che si abbatté con inaudita violenza su Longarone. Case, chiese, porticati, alberghi, osterie, monumenti, statue, piazze e strade furono sommerse dall'acqua, che le sradicò fino alle fondamenta. Della stazione ferroviaria non rimasero che lunghi tratti di binari piegati come fuscelli. Quando l'onda perse il suo slancio andandosi ad infrangere contro la montagna, iniziò un lento riflusso verso valle: una azione non meno distruttiva, che scavò in senso opposto alla direzione di spinta.

Altre frazioni del circondario furono distrutte, totalmente o parzialmente: Rivalta, Pirago, Faè e Villanova nel comune di Longarone, Codissago nel comune di Castellavazzo. A Pirago restò miracolosamente in piedi solo il campanile della chiesa. Il Piave, diventato una enorme massa d'acqua silenziosa, tornò al suo flusso normale solo dopo una decina di ore.

Alle prime luci dell'alba l'incubo, che aveva ossessionato da parecchi anni la gente del posto, divenne realtà. Gli occhi dei sopravvissuti poterono contemplare quanto l'imprevedibilità della natura, unita alla piccolezza umana, seppe produrre. La perdita di 1910 vittime stabilì un nefasto primato nella storia italiana e mondiale........... si era consumata una tragedia tra le più grandi che l'umanità potrà mai ricordare.

 

Alla ricorrenza del 50° anniversario del disastro del Vajont viene dedicata una serata per NON DIMENTICARE.

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