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Il cinema italiano ha (ancora) bisogno di Benigni?

Il cinema italiano ha (ancora) bisogno di Benigni?

6 novembre 2022

Il Premio Oscar ha compiuto 70 anni (auguri!). Il servizio pubblico ha deciso di festeggiare il settantesimo compleanno di Roberto Benigni proponendo su Rai Movie un’ampia selezione delle sue partecipazioni a L’altra domenica. Un programma di culto, in onda sulla seconda rete e tra i primi trasmessi a colori, che ha consacrato le carriere di personaggi innovativi rispetto agli schemi del canale principale. Benigni interpretava uno stralunato critico cinematografico, impegnato a recensire i titoli del momento (Il vizietto, Il paradiso può attendere, Prova d’orchestra, Nosferatu, principe della notte, L’impero dei sensi), ma ogni volta il discorso virava su argomenti diversi, lavorando sull’improvvisazione e sull’alchimia con il conduttore, Renzo Arbore.
Sono trascorsi venticinque anni da La vita è bella, simbolo e summa ma anche epilogo e macigno, e da allora sembra rivendicare lo statuto di magnifica assenza, concedendosi pochi ritorni: un divertissement fumettistico (Asterix e Obelix contro Cesare), un kolossal quasi condannato alla damnatio memoriae (Pinocchio), un goffo tentativo di replicare la formula del capo d’opera (La tigre e la neve), un’offerta che non si può rifiutare (To Rome with Love), una proposta di pace con un sistema industriale e un’ossessione (Pinocchio di Garrone, che l’avrebbe voluto Dogman).
C’è posto per Benigni nel cinema italiano? Il cinema italiano ha bisogno di Benigni (che è stato un vero campione del botteghino)? Ma Benigni ha bisogno del cinema italiano? A noi piacerebbe molto (ri)vederlo sul grande schermo alle prese con qualcosa di diverso, che ci ricordi chi è stato e ci dica chi è adesso.
[Cinematografo.it]

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