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Era solo una "bambinata"

Era solo una

23 gennaio 2020

Per essere una «bambinata», come la definì Carlo Collodi, il suo stesso autore, la storia di Pinocchio ha avuto un successo planetario, un’infuenza inimmaginabile. Delle avventure del burattino, che Collodi in una prima versione addirittura voleva far morire impiccato dal Gatto e dalla Volpe (e questo spiega l’enigmatica frase della fata Turchina, che non apre la porta a Pinocchio perché, dice, «in questa casa sono tutti morti. Anche io sono morta» e poi si ritrova vivissima nel seguito del romanzo), si sono occupati più o meno tutti. Benedetto Croce ne tesseva le lodi, Leo Tolstoj scrisse una versione alternativa (avvenne anche in Italia, con le “Pinocchiate”), che critici, autori, scrittori e registi lo hanno ripreso, studiato, analizzato in ogni centimetro. Nessuno, si può dire, si è risparmiato un commento, una visione, una lettura.
Ne è nata una interpretazione biblica, una esoterica (dove le storie del burattino non sarebbero altro che un percorso iniziatico), una psicanalitica. Nel 1940 la Walt Disney ne ha tratto un cartone animato, ma Pinocchio era già finito al cinema fin dagli albori del cinema stesso per un totale di circa 50 apparizioni.
Riproporre Pinocchio nel 2020, con fedeltà al testo originale richiede una certa dose di coraggio e incoscienza. E, per lottare contro una tradizione così ingombrante, anche tantissimo studio, cura filologica, voglia di originalità. E il risultato del film funziona?
Si, per tante ragioni. Prima di tutto nella scelta tra “interprete adulto” o “interprete bambino”, Garrone va per la seconda strada, si affida a Federico Ielapi, che per mesi si è sottoposto a estenuanti ore di trucco, e che gli restituisce un personaggio impertinente, abbastanza superficiale, vigliacco il giusto. Per poi mutarsi nel bambino responsabile del finale. Il moralismo finale del libro diventa nel film una lezione di attualità. Come Pinocchio, tutti cascano negli stessi errori, tanti si fidano dei vari Gatti e Volpi che popolano ancora questo mondo, molti scelgono di ignorare e di convincersi che sia un bene farlo: risultato, una stupidità collettiva. Esiste una soluzione, in assenza nel mondo reale di Fate Turchine e Grilli parlanti? Certo: lo studio, il lavoro e la responsabilità. Dirlo nel 1881 era uno scrupolo pedagogico. Mostrarlo nel 2020 sembra una raccomandazione rivoluzionaria!
* Sabato 25 gennaio, ore 21
* Domenica 26 gennaio, ore 16
* Domenica 2 febbraio, ore 16

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