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Everest. Io c'ero

Everest. Io c'ero

13 ottobre 2015

Doveva essere il primo alpinista a scalare in solitaria l’Everest dopo il terremoto che ha colpito il Nepal nell’aprile scorso. Ma pochi giorni dopo l’inizio della sua salita, Nobukazu Kuriki, 33 anni, una specie di mito dell’alpinismo giapponese per aver perso nove dita per congelamento in una precedente missione, ha deciso di tornare indietro perché le condizioni erano talmente difficili che sarebbe stato un miracolo restare vivi. Di tragedie, come quella che Kuriki ha evitato grazie al buonsenso, ce ne sono state molte. Il Colle sud dell’Everest ne è testimone: è l’ultima sosta degli alpinisti prima di arrivare alla “zona della morte” che circonda la vetta, tra i 7.900 e gli 8.848 metri, là dove l’aria è talmente rarefatta che “bisogna sapere, e soprattutto accettare, che scalare a queste quote è questione di sopravvivenza”. A scriverlo è Lene Gammelgaard, la donna danese che nel maggio del 1996 faceva parte della spedizione sull’Everest di Scott Fischer raccontata nel film di Baltasar Kormákur. Il film si basa sulla testimonianza di Jon Krakauer nel libro candidato al Pulitzer “Aria Sottile”, eppure il racconto autobiografico della Gammelgaard, “Everest. Io c’ero”, pubblicato da Piemme, aggiunge qualcosa a quella disastrosa impresa che costò la vita a otto persone di due diverse spedizioni. 
Il libro segue la linea temporale dell’organizzazione della spedizione, la ricerca degli sponsor, le lunghe soste in Nepal per il disbrigo delle pratiche amministrative e poi i giorni dell’acclimatamento, quelli necessari per fare in modo che il corpo si abitui all’altitudine. L’alpinismo come una efficientissima macchina turistica, dove basta pagare per avere il passaggio fino in cima. Ma, come spiega l’autrice, la verità è che in montagna nulla può essere davvero messo in sicurezza. La tempesta, e la tragedia, viene lasciata dall’autrice nelle ultime, poche pagine. Improvvisamente il testo cambia ritmo, e le parole e i pensieri sembrano seguire l’accelerazione del cuore, la tachicardia di chi non sa più se riuscirà a sopravvivere, e a scendere da quella montagna. La Gammelgaard, come Kuriki, possono ancora raccontarlo.

* Sabato 17 ottobre, ore 21
* Domenica 18 ottobre, ore 16
* Sabato 24 ottobre, ore 21
EVEREST

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