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"A m'arcord" , io mi ricordo

23 gennaio 2020

Amarcord in dialetto romagnolo (il dialetto di Fellini) vuol dire "mi ricordo", e il regista ricorda gli anni della sua infanzia, gli anni Trenta, al suo paese. Passano dunque i miti, i valori, il quotidiano di quel tempo: le parate fasciste, la scuola (con l'insegnante prosperosa che stuzzica i primi pensieri), la ragazza "che va con tutti", la prostituta sentimentale, la visita dell'emiro dalle cento mogli, lo zio perdigiorno che si fa mantenere, la Mille Miglia, i sogni ad occhi aperti, il papà antifascista che si fa riempire d'olio di ricino, il paese intero che in mare, sotto la luna, attende il passaggio del transatlantico Rex. Fellini nel '76 era ancora in grado di incantare praticamente con niente, confezionando appunto il "niente" con colori, fantasia e sensazioni. Si giova dei soliti collaboratori, a cominciare da Nino Rota sempre importantissimo nell'economia del cinema felliniano.
Il film ha ottenuto 3 candidature e vinto un Premio Oscar, 3 Nastri d'Argento, 2 David di Donatello, 1 candidatura a Golden Globes.
 
In occasione dei 100 anni dalla nascita di Federico Fellini, la Sala della comunità presenta Venerdì 24 gennaio ore 21.00
Il capolavoro di Fellini in versione restaurata è presentato dallo scrittore STEFANO FERRIO che ci accompagnerà nel ricordo di Federico Fellini e del suo cinema d'autore.

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