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"Mio papà mi raccontava della guerra dov'era stato soldato"

22 febbraio 2015

"Mio padre aveva 19 anni quando venne chiamato alle armi. A quell'età, l'esaltazione dell'eroicità infiamma menti e cuori soprattutto dei più giovani. Scelse l’Arma dei bersaglieri, battaglioni d'assalto, e si trovò dentro la carneficina del Carso e del Piave, che segnò la sua giovinezza e il resto della sua vita", racconta Olmi. "Ero bambino quando lui raccontava a me e a mio fratello più grande, del dolore della guerra, di quegli istanti terribili in attesa dell'ordine di andare all'assalto e sai che la morte è lì, che ti attende sul bordo della trincea. Ricordava i suoi compagni e più d’una volta l’ho visto piangere".
Poetico, sofferente, istruttivo.
Tre aggettivi che soltanto a malapena riescono a descrivere “torneranno i prati” un film la cui essenzialità colpisce al cuore il senso di colpa degli esseri umani di qualunque età, epoca e generazione. Appartenere alla razza è sufficiente per essere colpevoli perché l’umano, così (in)adeguatamente equipaggiato di cervello e coscienza, è incapace di debellare il seme dell’autodistruzione che porta dentro di sé. Il maestro Ermanno Olmi racconta un’innevata notte in trincea (sull’altopiano di Asiago) al confine italo-austriaco, durante la Prima Guerra Mondiale di cui si celebra quest’anno il centenario.

* Giovedì 26 febbraio, ore 21 
Vo’ il Cinema - il cineforum del giovedì presenta:
TORNERANNO I PRATI
1917: una notte in trincea sull’altopiano di Asiago

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