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Nessun vivente aveva visitato il loro mondo, fino ad ora...

Nessun vivente aveva visitato il loro mondo, fino ad ora...

28 dicembre 2017

Cosa si fa quando si esce dal cinema, è sera e fa freddo, e non sai neanche da che parte cominciare a mettere insieme – figuriamoci raccontare – le emozioni che il film che hai appena visto ti ha suscitato? Fermati, apri il taccuino. Respira. Comincia a scrivere, prima di dimenticare. Coco è un film che ti tocca dentro, profondamente, ti emoziona, ti sconvolge e ti sommerge. E ... forse ... non ti piacerà. Perché sei italiano, non sei messicano: sei superstizioso, della morte non si può parlare, figuriamoci scherzarci. Figuriamoci affrontarla, cercarvi una consolazione. Però Coco è un film che parla esattamente di questo: della morte e dell’amore, del viaggiare nel tempo ma in una direzione sola, verso l’avanti. Perché la vita è fatta così: una membrana permeabile che consente di andare in una direzione sola. 
Il dodicenne messicano Miguel Rivera sogna di diventare un musicista, come il suo idolo è Ernesto de la Cruz, morto da anni. Ma la sua famiglia detesta la musica, il trisavolo aveva lasciato la trisavola per la musica, e così i Rivera fanno scarpe da tre generazioni. La nonna lo sorveglia, quando lo vede con un mariachi reagisce come una forsennata. Ma nel Dia de los muertos, il giorno dei morti del folklore messicano, Miguel vuole gareggiare a un contest musicale, ruba una chitarra nella tomba di de la Cruz. Per aver rubato ai morti nel Dia de los muertos Miguel si ritrova nell’aldilà, nel Mondo delle Anime.
 
*  Da Sabato 30 dicembre, ore 21 la Sala presenta in PRIMA VISIONE
Il sogno di Miguel, in una una famiglia che ha bandito la musica

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